SAPETE CHE JURASSIC PARK ESISTE ED E’ IN SARDEGNA? LEGGETE QUI

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Raptor: la Right Wall sarda, di Maurizio Oviglia

Maurizio Oviglia racconta la prima salita di Raptor nella falesia di Jurassic Park in Sardegna. Un 7b trad di 25m che ricorda l’arrampicata sulla celebre via Right Wall, aperta da Pete Livesey sul Dinas Cromlech in Galles… 

Quando nel 2005, in un viaggio in Galles, mi capitò di visitare la falesia di Dinas Cromlech al Llanberis Pass, rimasi stregato da alcune linee di indiscutibile bellezza. A parte l’imprescindibile valore storico di alcune di esse, scalando il bellissimo diedro di Cenotaph Corner (Joe Brown 1952! Quasi un 6b+!) fui irrimedialmente affascinato dai lati del diedro, che sembravano tagliati con un coltello, una parete di quasi 50 metri perfettamente a 90 gradi! Un vero regalo della natura! Quel giorno riuscii a scalare on sight ancora la superclassica Left Wall, mentre dovetti accontentarmi di guardare e non toccare la faccia destra, dove saliva la bellissima “Right wall” e altre linee dall’aspetto impossibile. “Right wall” fu salita da Pete Livesey nel 1974 e si tratta di un 7a (circa) piuttosto continuo, con diversi tratti obbligatori. Un vero masterpiece nell’arrampicata inglese ed europea che quel giorno non ebbi il coraggio (viva la sincerità!) di provarmi a vista, ma che è sempre rimasta nei miei sogni. Sarei mai riuscito a trovare qualcosa di simile in Italia?

Gennaio 2012 – Jurassic Park è una falesia di granito nascosta in una delle pieghe della costa est della Sardegna. Chiodata a spit (una decina di linee) alla fine degli anni novanta, è stata scarsamente visitata e poi dimenticata pressoché del tutto, a causa del suo accesso complicato e ultimamente reso quasi impossibile a causa della chiusura della zona a sud della falesia da parte della magistratura, in relazione alle indagini sul Poligono di Quirra. Determinato a visitarla per vedere se fosse possibile un restyling, con Fabio troviamo un altro accesso da nord (Tertenia). Faticosamente riapriamo e ritracciamo il sentiero e giungiamo alla base del grande muro, alto una settantina di metri, di splendido granito dorato. Sulla destra spicca un diedro perfetto che sostiene un incredibile ed esile dito di roccia.

Eccitato, come primo assaggio mi lancio subito sul diedro, “Stonosauro”, chiodato a spit da Enzo Lecis circa 10 anni fa. Dopo 7 o 8 m facili incontro la prima placchetta e mi accorgo che è di alluminio, completamente sfogliata ed inaffidabile. Stupidamente proseguo, pensando che le prossime magari saranno meglio o di diverso materiale. Invece son sempre peggio e le difficoltà aumentano. Questo diedro non è per nulla banale! Man mano che salgo la mia situazione si fa difficile. Le placchette sono talmente deteriorate che non reggerebbero il mio peso, non posso dunque appendermi e calarmi, mi trovo praticamente slegato su un diedro di 6c! Con calma procedo in spaccata sperando di arrivare ad una sosta decente, altrimenti non so proprio come potrei fare! Incredibilmente alla sosta trovo due placchette inox (meno male che Enzo ha avuto qualche presentimento!) e posso farmi calare tranquillamente. Ouf, per oggi ne ho avuto abbastanza di arrampicata “sportiva”!

Individuata una serie di fessure fortunatamente non toccate dagli spit, con Fabio apriamo “Grillosauro”, una splendida via di tre tiri con difficoltà sino al 6c. Ma la mia attenzione è catturata dalla linea di fessurine appena a sinistra del diedro. Un muro perfetto di estetica incredibile rimasto vergine. Riuscirò mai a salirlo in clean climbing?

Nei mesi successivi la nostra attenzione si concentra sul dito di roccia. Lo richiodiamo completamente, giriamo dei simpatici video, scattiamo alcune spettacolari fotografie. Ma la mia “Right wall” (in questo caso a sinistra del diedro) è sempre li che mi osserva. Vista calandosi in doppia fa veramente paura. Ad una prima serie di fessure segue un muro di movimento liscio e verticale inciso solo da alcune fessurine lontane. La difficoltà sembrerebbe intorno al 7b/7c! Sono indeciso se passare la palla a qualcuno più bravo di me, ne parlo a Mauro Calibani. Dieci giorni fa, finalmente, prendo il coraggio e decido di metterci le mani. Metto una sosta alla fine del tiro e provo da secondo. La prima parte, sul 6c+, va abbastanza bene. Ma dopo un buon punto di riposo, arriva il muro levigato. Provo un metodo, ma non riesco ad arrivare alle prese successive. Altro che trad, comincio a dubitare davvero che si passi! Ma, come spesso capita, a volte la soluzione c’è, è semplice, ma ci si mette un po’ a trovarla. Prendo una presa lateralmente invece che frontalmente e, come d’incanto, riesco ad allungarmi al limite, con un dito, sino alla fessurina successiva. Con la soluzione in tasca, riesco abbastanza in fretta a salire il tiro top rope e a gradarlo 7b… Ora rimane da salirlo in testa!

23 maggio – Sono sul chiave protetto da un microfriend, per la verità ottimo, che però mi impedisce di prendere bene il laterale. Maledico ripetutamente le mie grosse dita deformate da 30 anni di arrampicata. Provo e riprovo a tenere delle “schifezze alternative” ma niente. Lentamente sto morendo, le braccia tetanizzate cercano invano di tenere quella presa “invasa” dal friend. Il fallimento, è inevitabile… Appeso alla corda, cerco una soluzione alternativa. Invece del friend, potrei mettere un micronut… Certo meno buono, mi lascerebbe però spazio per le dita… Un quarto d’ora di riposo e riparto. Questa volta va, e arrivo felice alla sosta, anche grazie alle condizioni eccezionali di quest’oggi: vento di maestrale a quasi 100 km all’ora che ha seccato completamente la roccia! Ora anche la Sardegna ha la sua Right Wall, come avevo sognato. Sono solo 40 anni di ritardo rispetto alla storia, al grande Pete Livesey, il che un po’ fa riflettere! Ma l’importante è arrivarci, prima o poi! 🙂

Jurassic Park – Raptor: 25 m, 7b (E5/6b inglese) – Assicurazione solo su friend e due nut piccoli. Sosta spittata. Prima salita Maurizio Oviglia

Accesso attuale a Jurassic Park: Da Cagliari o da Tortolì seguire la SS125 sino a Tertenia, quindi seguire la strada per Marina di Tertenia. Giunti sulla costa, seguire le indicazioni per Porto Santoru, procedendo verso sud. Quando finisce l’asfalto, proseguire sullo sterrato, per circa 4 km, dopo di che la strada diventa impercorribile alle auto normali. Proseguire a piedi o in 4×4 sempre sulla costa per circa 25 minuti, in vista della parete. Superarla, sin oltre una paretina di bel granito a tafoni, con qualche spit. Qui si arriva anche in 4×4. Appena oltre un ruscelletto in secca inizia un sentiero che dopo un po’, giunto nei pressi della cima della paretina suddetta, rintraccia verso W una vecchia mulattiera. Seguirla a tornanti e poi verso destra nella macchia, facendo attenzione a non perdere la traccia. Si è ora sotto la parete, che si deve costeggiare interamente a destra, nel bosco. Appena possibile salire alla base (25 minuti dalla strada sterrata, circa 50 dal parcheggio “auto normali”).

(FONTE: http://www.planetmountain.com/it/notizie/arrampicata/raptor-la-right-wall-sarda-di-maurizio-oviglia.html)

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