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IL MOVIMENTO 5 STELLE SI PRENDERÀ TUTTA LA SARDEGNA? LEGGETE L’ARTICOLO DE LINKIESTA. COSA NE PENSATE?

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A cosa è dovuto il grande successo del Movimento 5 Stelle in Sardegna? Perché i Grillini potrebbero presto governare in tutta l’Isola? 

Questa è la tesi di un articolo pubblicato oggi dal noto portale Linkiesta.it a firma Marco Sarti. Di seguito l’articolo in questione. Voi cosa ne pensate? 

Sardegna, l’isola a Cinque Stelle dove i grillini rischiano di prendersi tutto

Il M5S, al 36% nei sondaggi, punta a conquistare tutti i collegi uninominali. En plein. Perché tanto successo? Le dinamiche sono simili in tutto il meridione (infatti è boom grillino anche in Sicilia e Campania). C’è chi la butta sullo spirito indipendente dei sardi, ma aiuta l’assenza di avversari

«Chissà, forse è grazie allo spirito indipendente dei sardi». Emanuela Corda, deputata Cinque Stelle di Cagliari, la butta sull’antropologia. «Sull’isola la voglia di cambiamento è sempre stata forte. La nostra gente non è facilmente addomesticabile, lo dico con un punta di orgoglio». Al netto degli aspetti caratteriali dei suoi abitanti, in Sardegna sta accadendo qualcosa di incredibile. A meno di due mesi dal voto, il Movimento Cinque Stelle è in rapida ascesa nei sondaggi. Secondo alcuni istituti di ricerca sarebbe ormai al 36 per cento, un record nazionale. Tanto da poter ambire alla conquista di tutti e nove i collegi uninominali dell’isola. En plein. Dalle spiagge cristalline della Gallura ai monti della Barbagia, l’ondata grillina sembra inarrestabile. Il dato è più ampio, sia chiaro. I pentastellati sono in vantaggio in quasi tutte le regioni del Mezzogiorno. Gli ultimi sondaggi li stimano al 35 per cento in Sicilia e Campania, poco meno in Puglia. Ma in Sardegna la cifra si impenna fino all’incredibile rilevazione. Ben oltre la media nazionale.

E pensare che fino a pochi anni fa questa terra non ha mai regalato grandi soddisfazioni al Movimento. Nel 2011 proprio la deputata Corda provò a candidarsi a sindaco di Cagliari, conquistando un misero 2 per cento. Alle ultime Regionali il M5S non si è neppure presentato. Troppo disaccordo tra le liste. Alla fine gli scontri e le incomprensioni tra i diversi gruppi territoriali hanno obbligato lo stesso Beppe Grillo a sfilarsi dalla competizione. Poi qualcosa è cambiato. «In questi anni abbiamo fatto un importante lavoro di radicamento» spiega la deputata. Oggi i grillini esprimono quattro sindaci ad Assemini, Porto Torres, Carbonia e Dorgali, in Barbagia. E un piccolo esercito di consiglieri di opposizione in alcuni centri importanti come Sassari, Cagliari e Alghero. Per certi versi le dinamiche sono simili a quello che accade nel resto del Meridione. I Cinque Stelle attirano il voto di protesta nelle aree economicamente più in difficoltà, dove è più alto il tasso di disoccupazione. Rappresentano una scelta antisistema dove le condizioni sociali sono più fragili. «Non è un caso se anche in Sardegna conquistano i maggiori successi nei luoghi della crisi industriale, nelle periferie cittadine dove il tessuto sociale è più disgregato – racconta Franciscu Sedda – Meno nei piccoli paesi, dove tutti conoscono i candidati e il voto di opinione ha meno seguito». Il presidente del Partito dei Sardi sa di cosa parla. Con cinque consiglieri regionali e oltre 150 amministratori locali il suo movimento rappresenta una delle realtà politiche più radicate dell’isola, espressione dell’indipendentismo di governo. Sedda ricorda ancora quando alcuni anni fa incontrò Beppe Grillo a Cagliari. All’epoca il Movimento Cinque Stelle ancora non esisteva. Lui era il leader, insieme a Gavino Sale, di Irs – indipendèntzia Repùbrica de Sardigna. La spiegazione antropologica del successo grillino nella sua terra lo convince fino a un certo punto. «Non mi sembra che si diano grande pena nel mettere il tema dell’indipendenza nel loro programma». Eppure un legame con le istanze identitarie esiste. Probabilmente alle elezioni di marzo il Partito dei Sardi non ci sarà, preferendo concentrare gli sforzi sulle amministrative del prossimo anno. Anche le richieste di discontinuità e cambiamento normalmente calamitate dagli indipendentisti, così,rischiano di trasformarsi in voti per i Cinque Stelle. Si tratta di una percentuale di voti tutt’altro che marginale. Alle ultime comunali, solo per fare qualche esempio, il partito di Sedda ha conquistato l’8 per cento a Carbonia e il 6,5 a Oristano. In Consiglio regionale rappresenta la terza forza politica dell’isola.

E così i grillini tentano l’impresa. Il Rosatellum assegna alla Sardegna venticinque parlamentari. Nove saranno eletti nei collegi uninominali: sei deputati e tre senatori. Se i sondaggi di questi giorni saranno confermati, i Cinque Stelle potrebbero fare bottino pieno, caso unico in tutto il Paese. Un risultato clamoroso ma non imprevisto, considerando che già cinque anni fa, per le elezioni della Camera, il M5S aveva sfiorato il 30 per cento. Nessuna particolarità territoriale, però. A sentire il deputato di Fratelli d’Italia Bruno Murgia, nuorese, la questione è principalmente politica. Le amministrazioni grilline in Sardegna non brillano per risultati. «Da noi i Cinque Stelle governano mediamente male, come nel resto d’Italia». E allora perché tanto successo? «Nell’isola c’è un grande malessere nei confronti della giunta regionale. Purtroppo però, ad oggi, il centrodestra non è ancora sufficientemente organizzato per rappresentare una efficace alternativa al governo di Francesco Pigliaru». Ancora una volta a intercettare il voto di protesta sono i grillini. Pronti a passare all’incasso. «Non sono convinto che tutti collegi uninominali andranno al M5S – insiste Murgia – Aspettiamo la campagna elettorale, qualche buon candidato sul territorio può ancora spostare gli equilibri». Nel dubbio, il movimento punta forte sulla Sardegna. Lo dimostrano gli impegni dei vertici pentastellati. Nelle prossime settimane saranno sull’isola, in distinti appuntamenti, sia il candidato premier Luigi Di Maio che il deputato uscente Alessandro Di Battista. Fiutata l’aria, intanto, anche queste parti è partita la corsa a salire sul carro pentastellato. Almeno 340 esponenti più o meno noti del movimento si sono autocandidati alle parlamentarie. Per tutti, il sogno di un seggio a Roma.

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