SARDEGNA, ECCO LA FOTO VIRALE DELL’UOMO CHE PORTA LA MOGLIE AL MARE: DANNATE BARRIERE ARCHITETTONICHE!

LA SARDEGNA NON E’ A MISURA DI DISABILI. IN PARTICOLAR MODO LE NOSTRE MERAVIGLIOSE SPIAGGE, DIFFICILISSIME DA RAGGIUNGERE PER CHI E’ COSTRETTO IN CARROZZINA.   

Ecco la foto che è subito diventata virale dell’uomo che, nonostante l’età, la fatica, il caldo assurdo di questi giorni e le dannate barriere architettoniche, porta la moglie in carrozzina fino in riva al mare, in una delle spiagge più belle della Sardegna.

L’autore della fotografia è Enrico Galletti, un giornalista de Il Giornale, che scrive anche questo lungo post sul suo profilo Facebook:

Tre chilometri. Dal parcheggio alla riva del mare. Un mare blu e cristallino. E lui l’ha voluta portare proprio lì, in Sardegna, in una delle spiagge più belle ma anche più difficoltose da raggiungere in auto. Proprio oggi, quando il termometro segnava 39 gradi. Lei probabilmente paralizzata e lui con un cappello di paglia sul capo per asciugare le gocce di sudore. Tre chilometri a piedi sotto il sole cocente, con la moglie sulla sedia a rotelle accompagnata fino alla battigia.

39 gradi, ora di punta. A lui Lucifero e il grande caldo devono avere fatto un baffo. Tutta la spiaggia che guardava, mentre lui, un uomo sulla settantina, percorreva il tratto in salita sulla sabbia rovente di mezzogiorno e mezzo. Ho chiesto a quest’uomo, che per un tratto mi ha fatto dimenticare la fortuna del poter muovermi sulle mie gambe, se avesse bisogno di una mano. “Non ti preoccupare – ha risposto lui con una punta di indifferenza – sono abituato”. Abituato a cosa? Me lo chiedo, in silenzio. Mentre in tre ci mettiamo a tirare quella sedia a rotelle e ci guardiamo in faccia.

Quell’uomo, di cui non riporto il nome, ci fa capire di essere abituato alla condizione di auto-insufficienza della moglie. Di quella stessa ‘ragazza’ che trent’anni fa ha conosciuto, tutta abbronzata, e di cui si è subito innamorato. Della stessa donna che adesso è lì, seduta su una sedia a due ruote, con l’unica arma di un sorriso. Forte, vero, sincero. “Nella gioia e nel dolore”, penso io. “Nella salute e nella malattia”. Continuiamo a trascinare la sedia a rotelle. Il silenzio, adesso, è mio. Proponiamo all’uomo di fare una pausa, che avremmo trainato noi la carrozzina fino al parcheggio. Ma lui non accetta. E insiste: “Avete fatto fin troppo”. Ancora silenzio. Una nuova goccia di sudore cade sulla sua fronte. “Non la abbandono mai”. E in effetti, stamattina, non l’ha portata in un posto qualsiasi. Non si è fermato alla prima spiaggia, di gran lunga più vicina al parcheggio. L’ha portata in quella migliore, lui, il marito con cui quella donna ha condiviso una vita. E se ne è fregato, se in quella spiaggia ancora, nel 2017, non c’è uno straccio di passerella o supporto per le persone disabili. E mi scuso per la foto rubata, ma ci sono immagini che raccontano storie, e che per questo meritano di essere condivise, nel pieno rispetto delle persone.

Lei, la donna, ci ringrazia con un sorriso, per esserci “interessati” a lei. Entrambi sorridono. Io ringrazio loro, un po’ impacciato. Ci salutiamo, ognuno va per la sua strada. Io torno sotto l’ombrellone e loro continuano la lunga salita per arrivare al parcheggio. Nel giro di pochi minuti spariscono dalla stretta stradina sterrata sulla quale ci eravamo lasciati. Resto quasi imbambolato, sperando di incontrarli per una seconda volta. Ma forse non ce n’era bisogno. E, infatti, non ce n’è stato bisogno. Perché il silenzio continuava a parlare anche per loro. E allora tutto tornava. L’amore, quello vero, era lì.

Un post che testimonia una realtà che, purtroppo, nel 2017 ancora è presente in tantissime spiagge della Sardegna, anche nelle più note e frequentate. L’assenza di passerelle per i disabili – insieme alla completa indifferenza al riguardo della politica – è una sconfitta per tutti noi sardi, sempre pronti a elogiare le bellezze della nostra Isola e che, invece, spesso ci giriamo dall’altra parte di fronte a soprusi come questo: perché le barriere architettoniche sono un sopruso verso tutti, non solo i disabili e i loro familiari. La bella storia d’amore rimane…le dannate barriere anche!