DALLA SARDEGNA UN ROMANZO TUTTO DA LEGGERE. SCOPRITE DI CHE LIBRO SI TRATTA!

Garzanti

LA TRAMA – È notte. Il cielo è nero come inchiostro, e solo a tratti i fulmini illuminano l’orizzonte. È una notte di riti e credenze antiche, in cui la paura ha la forma della superstizione. In questa notte il rumore del tuono è di colpo spezzato da quello di un vagito: è nata una bambina. Ma non è innocente come lo sono tutti i piccoli alla nascita. Perché questa bambina ha una colpa non sua, che la segnerà come un marchio indelebile per tutta la vita. La sua colpa è di essere la settima figlia di sette figlie, e per questo è maledetta.

E qui nel suo paese, in Sardegna, c’è un nome preciso per le bambine maledette, si chiamano cogas, che significa streghe. Liberarsene quella stessa notte, senza pensarci più. Così ha deciso la famiglia Zara. Ma qualcuno non ci sta. Lucia, la primogenita, compie il primo atto ribelle dei suoi dieci anni di vita. Scappa fuori di casa, sotto la pioggia battente, per raccogliere quella sorella che non ha ancora un nome. La salva e la riporta a casa, e decide di chiamarla Ianetta. Non c’è alternativa ora, per gli Zara. È sopravvissuta alla notte, devono tenerla. Eppure il suo destino è già scritto. Giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, sarà una reietta. Emarginata. Odiata. Da tutti, tranne che da Lucia. È lei l’unica a non averne paura. Lei l’unica a frapporsi tra la cieca superstizione e l’innocenza di Ianetta. Contro tutto e tutti. Lei l’unica a capire chi si nasconde dietro quegli occhi spaventati e selvatici: una bambina in cerca di amore, che farebbe qualsiasi cosa pur di ricevere uno sguardo e una carezza. Solo una bambina, solo una ragazza, con un cuore forte e selvatico come il ginepro. Le sue radici non si possono estinguere così facilmente; la loro fibra è fatta di ferro e se fuori bruciano, dentro il cuore rimane vivo…

L’AUTRICE  – Vanessa Roggeri è nata e cresciuta a Cagliari, dove si è laureata in Relazioni Internazionali. Ama definirsi una sarda nuragica, innamorata della sua isola così aspra e coriacea, ma anche fiera e indomita. La sua passione per la scrittura è nata fin da quando la nonna le raccontava favole e leggende sarde intrecciate alle proprie memorie d’infanzia. Queste storie di una Sardegna antica, magica e misteriosa l’hanno segnata profondamente facendole nascere il gusto per la narrazione e il desiderio di mantenere vivo il sottile filo che ci collega a un passato ormai perduto.

UN ESTRATTO
(per gentile concessione di Garzanti)

Al lume di una lampada a petrolio, avvolta in uno scialle di lana, Lucia sfidò la tempesta e la più grossa delle punizioni, se mai l’avessero colta sul fatto. “Veloce, Lucia!” le sussurrò una vocina, e lei ubbidì. Aprì la porta che dava nel cortile e lo attraversò saltellando tra le pozzanghere. Poi si arrestò di colpo davanti alla mola. «Oh!» le uscì per lo stupore. Quella cosina pallida che la fissava lucida di pioggia sembrava il cucciolo di qualche strano animale e lei non ci pensò due volte a togliersi lo scialle e a catturarla tra le sue braccia. Quella cosina così piccola tremava e faceva un verso che le mise il gelo nelle vene. La rapì alla morte pensando bene di portarla in un luogo dove nessuno avrebbe mai cercato. Entrò in casa scalza e, superata la fila di porte delle camere da letto, attraversò le cucine e quatta quatta si aggrappò ai pioli della scala che conduceva alla stanza del grano. Lì faceva caldo, tutto era ovattato come un nido e odorava di buono come il pane. Lucia posò la lampada in un angolino e si accovacciò col suo bottino, pronta a scoprire di che cosa si trattasse. Frugò tra le pieghe umide e ne sbucò una bambina. Una strana bambina. Una neonata, ora che la vedeva meglio. Non tremava più e la fissava con serietà impressionante. Era certa che stesse meglio perché era tornata rosa come un porcellino. Era semplicemente placida e la osservava seria, quasi capisse ciò che stava accadendo. Lucia sorrise e trovò belle fattezze che chiunque altro avrebbe trovato selvatiche e sgradevoli. «Sei la mia sorellina?» domandò in un bisbiglio complice. «Sst! Non dirò nulla. Sarà un segreto.» Le stuzzicò il mento minuscolo. La piccola agitò le manine per scacciarla, ma Lucia si divertiva troppo per l’incredibile scoperta di quella notte e a un certo punto si domandò se non fosse tutto un sogno. «Sono sicura che un nome non ce l’hai. Sai come ti chiamerò?» Attese come se la neonata un nome potesse pronunciarlo davvero. «Ti chiamerò Ianetta. Sì, hai la faccia di una che si chiama Ianetta.» La cullò come una mammina premurosa. Le accarezzò il nasino, scivolò dai capelli folti e scurissimi giù a disegnare la curva della piccola guancia, terminando all’ingresso della boccuccia per vedere se, come gli agnellini appena nati, spingeva per avere il latte. «Hai fame, Ianetta?» Per tutta risposta Ianetta le assestò un morso rapido e doloroso. «Ahia!» Lucia trasalì come punta da una vespa e si guardò la goccia rubino che rimase in bilico sulla punta dell’indice. Alla luce della lampada il sangue brillò cremisi finché si infranse in una corona di perle ancora più piccole proprio sulla fronte di Ianetta. Tanto bastò perché Lucia si corrucciasse stupita, smettesse il suo sorriso dolce e i pensieri felici lasciassero il posto alla sensazione forte di avere appena cavato fuori il cucciolo sbagliato dalla tana della volpe. Tuttavia la tenerezza in lei non diminuì e presto tornò a cullare la sua sorellina canticchiando una ninnananna inventata, mentre le querce e i lecci intorno a Baghintos ululavano sferzati dal vento.  (continua in libreria)

(FONTE: http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/il-cuore-selvatico-del-ginepro-garzanti-di-roggeri-vanessa.html?ref=ig)