UNA STRADA NEL SULCIS DOVE SI FERMA IL TEMPO

sant'antioco turri

Nel Sud della Sardegna i filari del celebre Carignano si perdono fra spiagge, nuraghi e architetture catalane

Il pretesto viene dal nome: Sulcis deriva, infatti, dal punico Sulky, che indica la cittadina di Sant’Antioco, fondata circa nel 770 a.C.. Detto così, sa di poco. Ma basta fare una passeggiata nella parte nord dell’attuale insediamento, per capire. Si vedono la necropoli e il tofet, santuario a cielo aperto per le sepolture infantili. Ma poi è il magnifico Museo Archeologico a dare la misura dell’antica Sulky, città fenicia che commerciava con tutto il Mediterraneo, poi dominata da Cartagine e in seguito da Roma. Le collezioni spaziano dal Neolitico, alle culture nuragiche e poi fino ai Fenici e ai Romani. Molto ben disposte, e illustrate in maniera chiara. Ma c’è di più. Il Cristianesimo, giunto nel IV secolo, ebbe un martire locale, Sant’Antioco. Si costruì una basilica e delle catacombe, ampliando le camere mortuarie scavate nel tufo dai Fenici, che si possono visitare entrando dalla chiesa. Più interessante è il Villaggio Ipogeo, continuazione delle catacombe che, dal Medioevo, fu rifugio di pastori e agricoltori, che le trasformarono in case. E tali restarono fino agli Anni Sessanta del Novecento, quando si costruirono case popolari per gli abitanti, circa 700, e in seguito si recuperò il villaggio per renderlo visitabile. Da non dimenticare anche il Forte Sabaudo, costruito nel 1812 per difendersi dalle incursioni dei pirati tunisini, l’ultima nel 1815! Sant’Antioco, però, è anche una tappa della Strada del Carignano del Sulcis. 180 km tra 16 comuni e 5 cantine. Seguendo il vitigno a bacca rossa più interessante di Sardegna, che cresce su terreni sabbiosi e argillosi, resistente alla fillossera e ai venti salmastri. Il vino, rosato, rosso, riserva, superiore, passito, è un doc importante (almeno 85% uva carignano), che le cinque cantine del consorzio si incaricano di esaltare come si deve. Sardus Pater, per esempio, è una bella cantina di Sant’Antioco, con soci in tutta l’isola e vigne vecchie di 150 anni. Che spettacolo assistere o partecipare alla vendemmia sul mare!  

Sull’isola c’è anche la cantina Calasetta, nel paese omonimo. Anche qui vigne su terreni sabbiosi, un carignano in purezza, di bassa acidità, con tannini rotondi. Ma prima di lasciare Sant’Antioco bisogna fare un salto al birrificio artigianale Rubiu, con annessa cucina. 

Santadi la conoscono tutti. No, non il paese, che ha un pregevole Museo Etnografico, Sa Domu Antiga, una casa rurale che ripropone la vita di un tempo, o le grotte di Is Zeddas, sotto il monte Meana. Si tratta di un percorso di mezzo chilometro che porta a vedere diverse sale, con concrezioni diverse, le più rare essendo le aragoniti aciculari (ad aghi) e quelle eccentriche, formazioni filiformi che si diramano ovunque, e che rendono unica questa grotta. Santadi, si diceva. Tutti la conoscono perché qui c’è la superstar delle cantine sarde, una delle italiane più conosciute. 

Il suo Terre Brune è un punto di riferimento, un carignano superiore pluripremiato. L’agriturismo Grotta del Tesoro, con la sua cucina popolare fatta come si deve, vale una visita. Come valgono una visita i ristoranti Licu e Giuannicu, a Santadi, e Rosella a Giba, impegnati nel proporre piatti locali con tocco nuovo. Il Parco Archeologico di Montessu, a Villaperuccio mostra una grandiosa necropoli preistorica, impressionante anche per la spettacolarità del luogo. Porto Pino, con le sue aree umide è particolare. Qui c’è la cantina Mesa, una di quelle che si ricordano. Non solo per la bella posizione o per l’architettura dell’edificio, e nemmeno perché è quella di Gavino Sanna, noto pubblicitario. Si ricorda per il suo carignano, ad esempio il Buio Buio, seta rossa. 

Tratalias è il villaggio perfetto. Abbandonato nella prima metà dell’Ottocento per le infiltrazioni e i crolli seguiti all’invaso artificiale di Monte Pranu, è stato rifondato poco distante. Il vecchio villaggio è oggi recuperato come ecomuseo, tra la bellissima Santa Maria in stile gotico pisano (XIII secolo), poi dedicata alla Madonna di Monserrato durante la dominazione catalana, e le case che ospitano laboratori artigianali tradizionali. Fino al villaggio di Loccis Santus (S. Giovanni Suergiu), un medàu, cioè un insieme di abitazioni agropastorali in pietra locale, mattoni crudi, tetto con canna e tegole, suppellettili d’epoca (XIX secolo) che Antonello Steri ha riportato a nuova vita, proponendole come case di vacanze. Nelle vicinanze, oltre alla Cantina 6 Mura, c’è anche un nuraghe e una necropoli, con 13 domus de janas, strutture sepolcrali preistoriche. Con la scusa del vino, la strada del Carignano offre paesaggi stupendi in tutte le stagioni, ottimi musei, aree archeologiche molto interessanti, e una cucina notevole. Carignano Music Experience, fino al 25 agosto, propone nelle cantine e nelle piazze delle cittadine un programma di jazz, swing, fado, classica, accompagnato da degustazioni di carignano e dai piatti dello chef Achille Pinna, cin cin! 

(FONTE: http://www.lastampa.it/2013/08/01/societa/viaggi/destinazioni/in-italia/una-strada-nel-sulcis-dove-il-tempo-si-ferma-VBlfVv6zaDIZrHeDPtl43J/pagina.html)

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