Un potenziale tsunami ecologico nel cuore della Sardegna. GUARDATE SUBITO IL VIDEO

I veleni di Furtei – Tgr

Un potenziale «tsunami ecologico nel cuore della Sardegna» altro che oro! La Sardinia Gold Mining, dal 1997 al 2011 ha raschiato per bene il territorio, ricavandone 4 tonnellate e mezzo di lingotti d’oro,15.000 tonnellate di rame, 6.000 tonnellate di argento del valore di circa 80 milioni di euro. In cambio ha lasciato un carico enorme di veleni (fra cui 1 tonnellata di cianuro di sodio messo sotto chiave) su un estensione territoriale di 300 ettari. In seguito al fallimento, per la bonifica «non ha messo nulla, (ed) è scappata lasciando la devastazione del territorio e degli impianti». I costi per tamponare il disastro ambientale, rimasti a carico della Regione e quindi dei contribuenti, sono quantificabili in decine di milioni di euro.

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Ma attenzione, la miniera attualmente in liquidazione, potrebbe ancora riprendere l’attività. “L’oro oggi vale circa 1750 dollari l’oncia, gli analisti finanziari sostengono che nei primi mesi del 2013 potrebbe arrivare ai 2000 dollari. La miniera possiede ancora notevoli riserve di minerale da coltivare quasi esclusivamente in sotterraneo; la sua riapertura, a ben precise condizioni, potrebbe quindi produrre utili”, spiega il geologo Aldo Pusceddu ( SGM 1996-2002). “Ma la sua eventuale riapertura — prosegue il tecnico — deriva anche dalla cruda realtà che la Regione non dispone delle risorse economiche, conteggiate in alcune decine di milioni di euro, necessarie per la bonifica dell’area”.Ecco quindi il suggerimento ai politici e una mano tesa agli ambientalisti: alla Regione per la stesura di un progetto di sfruttamento da proporre, unitamente alla concessione mineraria e all’utilizzo degli impianti esistenti, a grosse compagnie internazionali, ma con due precise condizioni. “La prima è che l’impresa aggiudicante deve vincolare una somma in banca come cauzione/fidejussione per risanare i lavori pregressi dei cantieri dove il minerale è esaurito”, mentre i nuovi lavori, esclusivamente in sotterraneo dato l’approfondirsi del giacimento e quindi dal punto di vista ambientale meno invasivi, vedrebbero la contestuale messa in sicurezza. All’esaurimento dei lavori, totale riqualificazione dell’area attraverso le risorse già accantonate”. La seconda condizione riguarda il personale. “I 39 dipendenti, ora in carico all’Igea, da riutilizzare, opportunamente riqualificati, per i lavori in sotterraneo”. Tiscali Notizie 30 ottobre 2012

Incredibile ma vero! A Furtei, nella splendida regione della Marmilla, al centro di un territorio per secoli considerato il granaio del Mediterraneo, con grandissimo potenziale
di sviluppo agricolo e turismo sostenibile, c’è chi vuole proseguire a discapito della comunità e in dispregio dell’ambiente, sulla strada fallita dell’industria e dello sfruttamento minerario (a spese del contribuente). Cosa deve succedere ancora?